domenica 13 luglio 2008

La situazione italiana


Avrete probabilmente notato che in Italia nulla funziona, né mai potrà funzionare: perché?

Innanzitutto questa non è la realtà dei fatti, ma il pensiero comune. Non è vero che in Italia niente funziona (certo non tutto va a meraviglia), ma un campo in cui gli italiani eccellono è certamente la critica. Di negativo c'è che critica diventa raramente autocritica, di positivo c'è che individuare ciò che non va costituisce il primo passo sulla via del miglioramento e del progresso. Cosa rende questo popolo di critici così immobile e arretrato, indifferente e individualista?

Lasciatemi avanzare un'ipotesi: la diffidenza, la mancanza di fiducia. Avete presente il maestro del sospetto, Niccolò Machiavelli, colui che disvelò i metodi attraverso i quali i potenti manipolavano (e manipolano) le masse? Da lui (da chi altro altrimenti?) gli italiani hanno imparato il pessimismo, il sospetto, la diffidenza verso tutto e tutti, sviluppando quindi un accentuato individualismo (meglio soli che male accompagnati, chi fa da sé fa per tre), che porta a rinchiudersi nella propria sfera privata, restando indifferenti a quella pubblica, che se n'è andata a rotoli. Inutile domandarsi quindi perché i politici siano liberi di mischiare gli interessi privati con le cariche pubbliche, dal momento che il popolo indifferente non esercita controllo su di loro!

Così non può continuare: dire non ci si può fidare di nessuno, i politici sono tutti uguali, non cambierà mai niente significa accettare che le cose peggiorino. Sono tutti uguali: può darsi, ma bisogna almeno tentare la ricerca e il sostegno a qualcuno un po' migliore degli altri, bisogna almeno tentare di mantenere un controllo sulle azioni dei politici e far sentire la nostra attenzione e i nostri interessi.

Dove andremo a finire altrimenti?

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